Cambiare se stessi per cambiare il mondo

Tutte le grandi rivoluzioni della vita umana avvengono nel pensiero. Purché si produca un cambiamento nel modo di pensare e l’azione seguirà così immancabilmente la direzione del pensiero, come una barca segue la direzione impressagli dal timoniere.
(Lev Tolstoj – Il non agire)

Quando agiamo di solito, le nostre tendenze mentali, ci fanno prefigurare già ciò che si dovrà vivere e ciò che le circostanze in cui ci andremo a imbattere ci porterà. Crediamo di conoscerci e pensiamo: «chi meglio di me può sapere chi sono!»

In realtà ciò che conosciamo è la nostra maschera, la facciata che ci sforziamo di presentare agli altri e a noi stessi.
Ci adeguiamo per paura di essere giudicati o non accettati o addirittura esclusi arrestati malmenati annientati.
In fondo ciascuno di noi ha una posizione sociale faticosamente conquistata da dover mantenere a pugni stretti, ci adeguiamo di conseguenza, e intanto i diritti umani sono calpestati ripetutamente e quotidianamente.

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Capitini e gli Animali

“Il vegetarianesimo è in stretto rapporto con i problemi morali e religiosi, ed anzitutto con il problema dei fini e dei mezzi.”
(Da Aspetti dell’educazione alla non violenza)

Aldo Capitini diventò vegetariano nel 1932, in pieno regime fascista e mentre cominciavano a soffiare venti di guerra: non fu un caso perché la decisione era parte della sua opposizione al clima di sopraffazione in atto e a quanto si preparava ad avvenire; era infatti sua precisa convinzione che, se si fosse imparato a non uccidere gli animali, a maggiore ragione si sarebbe risparmiata l’uccisione di uomini.

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Il Metodo Nonviolento

La nonviolenza è contemporaneamente teoria e pratica, un metodo di ricerca e un atto rivoluzionario di creazione.

Il concetto è molto antico e trasversale in tutte le culture; si deve però a Gandhi la formalizzazione della nonviolenza come metodo e la rivelazione della sua efficacia politica.

In italiano la parola nasce come traduzione letterale dal sanscrito Ahimsa come negazione di Himsa (violenza, frattura, lacerazione).

 

Originariamente si scriveva separando con un trattino la negazione dal termine che negava; è stato Aldo Capitini ad andare oltre suggerendo di scrivere una sola parola, “nonviolenza”, trasformandola così in atto creativo.

Se si scrive in una sola parola, si prepara l’interpretazione della nonviolenza come di qualcosa di organico, e dunque, come vedremo, di positivo.
[Aldo Capitini – Le tecniche della nonviolenza]

 

L’efficace traduzione capitiniana “nonviolenza” comprende quindi la simultaneità di due termini gandhiani molto complessi:

  • Ahimsa - come rifiuto della violenza, in-nocenza, e opposizione allo strappo della Verità nella riconciliazione armonica dell’Unità

  • Satyagraha - come atto di ricerca della Verità, ed esperimento pragmatico verso l’adesione attiva alla stessa

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