Il Metodo Nonviolento

La nonviolenza è contemporaneamente teoria e pratica, un metodo di ricerca e un atto rivoluzionario di creazione.

Il concetto è molto antico e trasversale in tutte le culture; si deve però a Gandhi la formalizzazione della nonviolenza come metodo e la rivelazione della sua efficacia politica.

In italiano la parola nasce come traduzione letterale dal sanscrito Ahimsa come negazione di Himsa (violenza, frattura, lacerazione).

 

Originariamente si scriveva separando con un trattino la negazione dal termine che negava; è stato Aldo Capitini ad andare oltre suggerendo di scrivere una sola parola, “nonviolenza”, trasformandola così in atto creativo.

Se si scrive in una sola parola, si prepara l’interpretazione della nonviolenza come di qualcosa di organico, e dunque, come vedremo, di positivo.
[Aldo Capitini – Le tecniche della nonviolenza]

 

L’efficace traduzione capitiniana “nonviolenza” comprende quindi la simultaneità di due termini gandhiani molto complessi:

  • Ahimsa - come rifiuto della violenza, in-nocenza, e opposizione allo strappo della Verità nella riconciliazione armonica dell’Unità

  • Satyagraha - come atto di ricerca della Verità, ed esperimento pragmatico verso l’adesione attiva alla stessa

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